SU SABA QUESTIONARIO
Volentieri rispondo alle domande di Luigi Nacci relative al questionario in vista delle celebrazioni per il cinquantenario della morte di Umberto Saba.
1. Ritieni che Umberto Saba possa esser considerato uno dei poeti maggiori del Novecento italiano? Che tu risponda si o no: per quali ragioni?
Lo so che poni la domanda con la disinvoltura dell’uso. Solo che per me la questione del maggiore e del minore non è pacifica.
Che vuol dire maggiore e minore? Personalmente non faccio da tempo graduatorie tra i poeti perché potrei essere smentito da me stesso in altra fase della vita. E mi è anche capitato. E poi a che serve? A orientare il gusto? A rinforzare direzioni e tradizioni di lettura?
Se dunque è una questione quantitativa, la sociologia della letteratura può rispondere in breve tempo. Vi sono degli indicatori oggettivi.
La diffusione di Saba è sotto gli occhi di tutti, a cominciare dalle numerose antologie scolastiche che tu stesso citi in una successiva domanda. E non confermo né nego la statistica, semplicemente mi è indifferente.
Per spiegarmi meglio: quando avevo venticinque anni ti avrei detto provocatoriamente che il poeta maggiore del Novecento è Jacopone da Todi. Nel senso che la classificazione in secoli dei poeti fa torto alla loro effettiva efficacia, alla realtà delle tradizioni di lettura che sono in qualche modo sincroniche e se ne infischiano delle periodizzazioni diacroniche, soprattutto nel tempo in cui lo storicismo fa acqua da tutte le parti. Se parliamo di un poeta asteniamoci, suggerisco io, dalle graduatorie. Ascoltiamo intensamente ciò che ci ha voluto dire. Non confrontiamolo, non operiamo reductio ad unum grazie a qualche etichetta su cui qualcuno può anche fare una piccola carriera ma che non servono agli altri…Deleuze affermava questo dei filosofi tra di loro sempre incommensurabili…Figuriamoci i poeti…Una poesia può essere molto importante per noi, qualche volta addirittura decisiva per un certo modo di vedere la vita ma non per questo consideriamo la relazione speciale che abbiamo instaurato con quella poesia un motivo per quantificare l’importanza del poeta…Ringraziamo e andiamo via contenti.
2) Che cosa hai letto di suo?
La sua opera in versi.
3) Hai deciso di leggerlo per caso, curiosità, perché ti è stato imposto a scuola o all’Università, dietro consiglio di altri, o per qualche altro motivo?
L’ho letto da ragazzino per la stessa ragione per cui ho letto tanti poeti: gli Oscar Mondadori di allora costavano 450- 750 lire, se ricordo bene, e si poteva leggere anche Pavese, Pagliarani, oltre Gatto, Campana, Laforgue, Jimenez e perfino Zanzotto e tantissimi altri… A quell’epoca leggevo di tutto e mi piaceva molto Luzi…Dunque l’ho letto presto per curiosità e per caso. Se vuoi chiamare ‘caso’ una politica editoriale che metta a disposizione dei libri ad una cifra economica che risultava allora veramente economica…Ma da ragazzino in realtà non mi piaceva, lo trovavo pesante e retorico, vecchio…Mi piaceva Penna…
4) Quali sono, secondo te, i punti di forza e le debolezze della sua opera?
Non credo che un’opera abbia punti di forza e di debolezza: non mi convince questa metafora statica che potrebbe riferirsi ad un solaio o ad un ponte. Non credo neanche più al testo come ‘tessuto’ in cui si possano riscontrare smagliature o cuciture particolarmente resistenti.
Un’opera è una circostanza che ha a che fare con una dimensione estetica in cui si possono stabilire delle relazioni (la lettura, il commento, la scrittura…), occasione di interazione e risonanza, i cui effetti non possono in maniera univoca riferirsi né ad una sua presunta oggettività del testo né alla presunta soggettività del lettore…
5. Quale verso e/o lirica ritieni particolarmente significativo/a?
Negli ultimi tempi alcune poesie di Saba mi parlano molto. O,meglio, negli ultimi tempi mi capita di ‘ascoltare’ alcune poesie di Saba. E’ da notare il fatto che solo alcune risuonino in me in modo netto, mentre tutto il resto della sua produzione mi risulta ‘silente’ e lontano. Negli ultimi tempi sono ‘entrato’ nella breve poesia ‘Parole’. Solo ora, con l’esperienza di vita e di scrittura, posso rendermi veramente conto di cosa voglia dire osare la ‘nudità’ delle parole. So il coraggio che ci vuole e l’indifferenza per lo sguardo introiettato delle convenzioni, sempre mutevoli, del proprio tempo. ‘Parole,/ dove il cuore dell’uomo si specchiava/ nudo e sorpreso- alle origini (…)’ E’ questo un punto d’arrivo per pochi poeti che devono disfarsi dolorosamente del proprio infantile narcisismo per dire le cose che contano, fino a forzare le parole a smettere il circo del cerebralismo sterile. E’ aver fatto tutto il giro che dall’ingenuità iniziale porta (nei casi migliori) alla sincerità e all’onestà. E’ aver attraversato la banalità piuttosto che mascherarla riproducendola con manierismi vari. Sono, questi, luoghi rari anche per chi una volta li ha attraversati. Difficili da rendere stabili.
La scissione tra etica ed estetica, la radicale irresponsabilità compensatoria, hanno prodotto il contrario di questo tipo di conquista, facendo spesso arretrare il discorso letterario verso un noioso e verboso gioco di società. ‘La menzogna che acceca’ della poesia si è moltiplicata nel frattempo con la moltiplicazione dei luoghi di ‘conversazione sociale’ mentre ‘il cumulo delle memorie’ si è accresciuto enormemente con le collettive rimozioni…
Altro luogo che mi risuona è ‘Privilegio’: ‘(…) Ma l’anima secreta che non mente/ a se stessa mormora sue parole’….Una certa salutare diffidenza per le parole della letteratura credo sia la precondizione per cominciare a scrivere poesia…Tale diffidenza può sia esercitarsi complicando il suo linguaggio, strada molto rischiosa, sia evitando e riducendo gli ‘effettacci’, il tasso di retoricità…Ma non c’è strategia testuale che possa aiutare: l’evoluzione è a monte, nella capacità esistenziale di ‘essere’ una qualche verità…La tecnica segue docile, priva di affettazione…E quando ciò accade, come in queste due poesie, non è difficile riconoscerlo.
6) Cosa pensi della sua produzione in prosa? Ritieni abbia una rilevanza perlomeno pari a quella in versi? Che tu risponda si o no: per quali ragioni?
Non conosco sufficientemente le sue produzioni in prosa per potermi esprimere.
7) C’è, secondo te, un aspetto della sua opera che non è ancora stato messo ben in luce dalla critica?
L’opera di un autore non la penso come un territorio in ombra e delimitato che si possa mettere in luce più o meno completamente ma come indefinita potenzialità di relazione…Queste relazioni non rischiarano più di quanto aggiungano ombra: non si può ‘aver detto tutto’ dal momento che costitutivamente l’opera comincia a dire sempre di nuovo, come sempre di nuovo mutano le circostanze delle relazioni, muta la disponibilità di chi legge e i paesaggi della sua memoria…
8) La lettura delle sue opere ha inciso nella tua formazione letteraria? Se si, in quali zone della tua poetica e della tua scrittura credi che ciò sia ravvisabile?
No, non credo abbia inciso nella mia formazione. Ripeto: è un amore tardivo. In ‘Lavoro da fare’ www.cepollaro.it/LavFarTe.pdf credo vi sia una sintonia di fondo con alcune caratteristiche a monte della scrittura, di disposizione etica, vi facevo cenno prima…Ma non vi è rapporto diretto, di filiazione.
9) Chi è oggi in Italia, secondo te, il poeta che ha raccolto il suo magistero, e perché?
Da ciò che ho detto fin qui dovrebbe esser chiaro che non penso alla poesia in termini di discendenze e magisteri o di intertestualità…Le tradizioni di lettura esistono ma sono argomento delicatissimo e forse improponibile per riferimenti all’oggi…
10) Saba è ancora attuale, nel 2007?
Cosa vuol dire che un poeta è attuale? Un poeta credo non sia mai attuale ma sempre inattuale, cioè appartenga alla sfera del presente. L’attualità è data dalla comunicazione sociale, il presente dall’esperienza.
L’inattualità è l’attrito che si genera tra presente e attualità, tra esperienza e comunicazione sociale. Le due poesie che ho citato sono per me certamente inattuali, cioè appartengono al presente della mia esperienza e dunque all’attrito che provocano sullo sfondo di questa comunicazione sociale…
Biagio Cepollaro




