sabato, novembre 07, 2009

Biagio Cepollaro in Camera verde, Roma, 14 novembre

trittico secondo

Presentazione di Da strato a strato di Biagio Cepollaro.

21 immagini e 21  testi poetici,

La Camera verde Editore.

Introduzione di Giovanni Anceschi.

14 novembre 2010, ore 18.30

Centro Culturale
LA CAMERA VERDE
via Giovanni Miani 20, 00154 Roma   
cell.: 340 5263877
e-mail: lacameraverde [at] tiscali [dot] it
www.lacameraverde.com

 

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lunedì, novembre 02, 2009

Giuliano Mesa, Fuga Tripla, Edizione evento.

In Camera verde la presentazione del libro Fuga Tripla di Giuliano Mesa.

Edizione evento in tiratura limitata nella serie locandine d'artista.

Giovedì 5 novembre h.19.30.

La Camera verde, via G.Miani,20, Roma.

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martedì, ottobre 27, 2009

Biagio Cepollaro, Da strato a strato, prossima pubblicazione presso La Camera verde, Roma.

 

Pubblico qui alcuni versi del libro Da strato a strato che, costituito da 21 stanze e da 21 immagini di quadri, sarà presentato il 14 novembre 2009 presso La Camera verde di Roma, via Giovanni Miani 20.

Solo una breve nota: il lavoro pittorico e quello poetico si sono svolti contemporaneamente e parallelamente, ognuno nella sua autonomia e nella sua specificità. (B.C.)

 

1.

pare che due siano i versanti

i lati combacianti di ogni bocca:

l’opera stesa tra la festa

della sua vita solitaria

e l’attesa del suo svolgersi

nel mondo

 

e pare che il mondo invece

non poggi su se stesso

ma tiri per schegge

e per strattoni dove poco

conti il lavoro il saper

fare ma una generalizzata

logica dell’audience:

qui in rete tutti si mettono

a parlare e più nessuno

o quasi ascolta

 

2.

ma il muro che guardato per più

di un secondo rivela l’opera

non intenzionale degli accidenti

la coincidenza delle forme

e dei colori stinti il favore

delle intemperie e del teppista

che vi traccia il segno: di questa

abbondanza pullula ogni strada

della città mentre la pioggia

in basso defluisce nell’esitazione

dei passi e nell’improvvisa distrazione

 

oggi mi parlano questi segni

galleggianti sotto la corrente

dei detti: se vuoi ancora

trovare il mondo

evita il suo racconto

 

3.

e non si tratta di chiedere

formale innovazione che nuova

è la situazione del dire: l’opera

ricapitolando si faceva di un passo

più avanti ma ora anche i più

spediti passi sono fuori

dal tempo che sparendo

il tempo anche la strada

si disfa:

ci muoviamo tutti

nell’aria e ognuno è suo

malgrado centro

di nulla

(…)

 

BiagioCepollaro,Intanto,2009

Biagio Cepollaro, Intanto, 2009

Dipinto su due tavole, complessivi cm 200x100. Tecnica mista.

 

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lunedì, ottobre 26, 2009

DIECI ANNI DI CAMERA VERDE

Sabato 31 ottobre 2009

per il decennale della Camera Verde

[ 11 NOVEMBRE 1999-11 NOVEMBRE 2009 ]

h. 18:00 inaugurazione della mostra d’arte

 

JEU D’ŒUF

““Pour violer les solutions régulières il faudrait bien naître” (Emilio Villa)

a cura di Giovanni Andrea Semerano

 

*

Sabato 31 ottobre 2009
dalle ore 18.00 alle ore 21.00
nell’ambito del decennale del Centro Culturale La Camera Verde
> 1999-2009 <
vengono presentate le prime cento Locandine d’Artista


Gli artisti:


Massimo Antonelli, Alfredo Anzellini, Franco Belsole, Patrizia Bianchi, Teresa Bianchi, Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Maristella Campolunghi, Ilaria Canobbio, Emanuela Carone, Paola Ceci, Biagio Cepollaro, Cristina Cerminara, Paloma Chaparro, Charles Chaplin, René Clair, Barbara Coacci, Gianni Cortellessa, Giovanni Cozzani, Pietro D’Agostino, Robert-Henry Daniels, Elisa Davoglio, Alessandro De Francesco, Riccardo De Gennaro, Tiziana de Novellis, Gerardo Di Fabrizio, Dario Di Lernia, Peter Dimpflmeier, Marcel Duchamp, Stefania Errore, Francesco Forlani, Luigi Francini, Massimo Fusaro, Florinda Fusco, Marco Giovenale, Élise Gruau, Matias Guerra, Andrea Inglese, Éric Keller, Giuliana Laportella, Giacomo Leopardi, Franco Mancini, Pierre Martin, Giulio Marzaioli, Grazia Menna, Giuliano Mesa, Michele Miglionico, Mauro Molinari, Renata Morresi, Gabriele Morrione, Andrea Pacioni, Marco Perri, Cesare Quinto, Davide Racca, Andrea Raos, Man Ray, Joe Ross, Roberto Rossellini, Marcello Sambati, Romano Sambati, Jennifer Scappettone, Antonio Semerano, Manuela Sica, Ilirjana Stringa, Zeno Tentella, Luigi Toni, Mauro Trolese, Paul Vangelisti, Sara Ventroni, Francesca Vitale, Michele Zaffarano



Centro Culturale
LA CAMERA VERDE
via Giovanni Miani 20, 00154 Roma   
cell.: 340 5263877
e-mail: lacameraverde [at] tiscali [dot] it
www.lacameraverde.com

 

 

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mercoledì, ottobre 21, 2009

Alberto Cellotto

 

Senza indicazione di tempo

 

Poco interessano gli orologi

quando sanno di essere guardati.

Ho una collezione di cartine per orientare

gli sguardi e per contare

le prime montagne senza neve

a gennaio.

Lo spazio su tutto, sopra

tutto e sotto. Perché le carte

non mostrano cosa la terra nasconde

sotto, né tesori, né bombe,

né ossa di uomini

e animali e non indicano quello

che un fiume asciutto forse ancora

muove. E così

gli spazi sono queste mappe

inservibili, clessidre che andrebbero

capovolte di tanto in tanto

per ancorare tra loro le stelle

e la terra, i sassi agli occhi.

 

Da “Grave” di Alberto Cellotto, Editrice Zona, 2008, p. 65.

 

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domenica, ottobre 11, 2009

Une autre poésie italienne

http://uneautrepoesieitalienne.blogspot.com/

 

 

Pubblico con piacere la presentazione del blog di questa ottima iniziativa. (B.C) 

‘Ce travail de traduction-écriture part d’un constat : la sur-représentation de certains auteurs, souvent issus des grands centres culturels du nord de la péninsule, dans les recueils et revues de poésie italienne contemporaine existants en France, aux dépens de poètes majeurs, bien que moins visibles. Par de courts choix de textes, qui regroupent essentiellement des poèmes publiés dans les trente dernières années, nous avons donc voulu donner la parole à de nouvelles voix qui explorent des chemins poétiques de première importance : Albinati, Anedda, Bertolani, De Marchi, Fortini, Marchesini, Pugno, Rosselli, Ventroni. Relativement "beaucoup" de femmes, sans l'avoir à tout prix voulu. Le dialecte, lorsqu'il existe, n'a pas été évité.

 C’est cette "autre" poésie italienne que souhaite présenter notre groupe bilingue de traduction, composé de chercheurs réunis autour de Jean-Charles Vegliante, professeur, poète et traducteur, au sein du séminaire général de CIRCE (Centre Interdisciplinaire de Recherche sur la Culture des Echanges - domaine italo-roman). Au rythme lent qu'un vrai travail de groupe légitime ; et en espérant des lectures idéales aussi slow-lentes.

Le fruit de nos premières rencontres s’articule autour du thème, actuel s’il en est, du rapport de l’individu à son environnement (un choix de poètes "classiques du XXe siècle" a paru dans Le Bateau Fantôme en 2007 sous le titre L'enfance du paysage), à la dimension cosmique où il est, et de la relation de l’homme contemporain à la nature. Une nature par tous ressentie de plus en plus fragile, instable, mise à l’écart.

Lucrezia Chinellato, Olivia Galisson, Pierre Génard, Judith Lindenberg, Valérie Thévenon, Ada Tosatti, Antonella Usai, Jean-Charles Vegliante, Sarah Ventimiglia

(et la collaboration de Yannick Gouchan, Alessandro Marignani, Pascaline Nicou...)’

 

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domenica, ottobre 11, 2009
Versodove a Roma con letture di Giovenale, Marzaioli e Mesa
Venerdì 16 ottobre, alle ore 19:00

presso la Libreria Empirìa
(Roma, via Baccina 79)

Vincenzo Bagnoli, Fabrizio Lombardo e Stefano Semeraro

presentano la rivista

"VERSODOVE"

Edizioni Pendragon


letture di
Marco Giovenale, Giulio Marzaioli, Giuliano Mesa


VERSODOVE, anno XV, numero 14, 2009

INDICE :

 

In pratica poesia:
Simona Vinci, Alessandro Broggi, Biagio Cepollaro, Stefano Dal Bianco, Marco Giovenale, Salvatore Jemma, Enzo Mansueto, Giulio Marzaioli, Giuliano Mesa, Adriano Padua, Italo Testa, Vito M. Bonito

In teoria:
Giovanni Nadiani LA SCRITTURA SILENZIATA

Inchiesta:
Claudio Giunta TERZE PAGINE, IL FUTURO E’ ONLINE
Alberto Papuzzi “I GIORNALI NON DEVONO EDUCARE”

In pratica narrativa:
Mario Giorgi ALTER-E
Giorgio Cimbrico ISOLA DOTTOR PISTORIUS
Domenico Giusti IMBARCO
Gabrina Liliana Lenziti, Francesco Scalone IO MI RICORDO

Tradurre:
Andrea Bianchi Silvana Siviero
DANNIE ABSE: UNA META’ FATTA DI DUE

Altrove:
Serena Scartabello LA FRONTIERA DEGLI ZINGARI
Dan Octavian Cepraga POESIE E CANTI POPOLARI ROMENI

*


su facebook:
http://www.facebook.com/event.php?eid=296184195105&ref=ts
e
http://www.facebook.com/group.php?gid=72468399170&ref=ts


*

"Il primo numero è uscito nel settembre del 1994 ad opera dell'Associazione culturale Versodove, attiva a Bologna dal 1988, con l'idea di indagare la scrittura contemporanea nei suoi aspetti più vari preferendo, al taglio accademico, la scelta di portare l'autore a prendere la parola in prima persona, attraverso interviste o interventi sulla propria poetica, sul proprio lavoro di scrittura. Il progetto è basato sulla curiosità, sulla voglia di fare, sul desiderio di mettere a disposizione uno spazio. Il desiderio più grande è quello di evitare la chiusura in schemi e scuole, mentre chiara è l'esigenza di un confronto trasversale, con tutti, sul terreno della scrittura, in un momento storico in cui il paesaggio testuale da indagare si estende ormai dall'accademia all'avanguardia senza troppe discontinuità. A sorreggere tutto questo c'è sempre stata inoltre l'idea che la letteratura debba confrontarsi anche con tutte le sue possibili contaminazioni, con tutti quei luoghi in cui la parola vive non solo come parola scritta, ma anche detta, recitata, cantata, tradotta. Su queste basi la rivista si è strutturata e ha preso una forma precisa che, a parte i cambiamenti grafici e l'aggiunta di alcune rubriche, è quella attuale. Dal 1999 la rivista ha inaugurato anche una collana di libri: "Versodovetesti", le cui uscite sono state: Roberto Roversi, Gliòmmeri (Edizione a tiratura limitata, solo per gli abbonati), Fabrizio Lombardo, Carte del Cielo, Stefano Semeraro, Due inverni, Derek Mahon, Lettere dall'Hudson. Anche i volumi di Versodovetesti sono pubblicati dalla Pendragon".


*    *    *

Edizioni Empirìa
via Baccina 79 (quartiere Monti)
tel.0669940850  fax 0645426832
www.empiria.com
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lunedì, settembre 28, 2009

Michele Zaffarano in Camera Verde

Giovedì 1 Ottobre 2009, dalle ore 18:00


Il Centro Culturale
LA CAMERA VERDE
(via G. Miani 20)

presenta

CURIOSITY COMES QUICK AND QUESTIONS ARISE ON TUESDAY MORNING
di Michele Zaffarano


Dal 1 al 30 Ottobre 2009
presso lo spazio espositivo del Centro Culturale La Camera Verde

La mostra di fotografia è visitabile tutti i giorni, esclusi i lunedì, dalle ore 17 alle 22. La mattina per appuntamento.

Nell’ambito della serata inaugurale del 1 ottobre si presentano le locandine d’artista di Michele Zaffarano e il giorno 27 ottobre, alle ore 20, il libro Questions Arise on Tuesday Morning, èdito da La Camera Verde nella collana “Calliope”.

Centro Culturale La Camera Verde, via Giovanni Miani 20, Roma. Direttore Giovanni Andrea Semerano. webpage:
www.lacameraverde.com

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lunedì, settembre 28, 2009

Per Patrizia Vicinelli

locandina_Vicinelli

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lunedì, settembre 21, 2009

Poésies I e II, di Isidore Ducasse : il 24 in Camera verde
a cura di Michele Zaffarano
La camera verde


Data: giovedì 24 settembre 2009
Ora: 20.00 - 22.00
Luogo: La camera verde
Indirizzo: via G. Miani 20
Telefono: 3405263877
E-mail: lacameraverde [at] tiscali [dot] it

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lunedì, settembre 14, 2009

 

Giorgio Mascitelli

 

TRITTICO DELLA MARGINALITA’ ( CON NOTA STORICA)

 

Ho pensato di far cosa gradita descrivendo qui tre elementi che possono costituire una buona introduzione alla comprensione ( & all’autocomprensione) della marginalità dello scrittore marginale nella nostra cultura e nella nostra società. In fondo non faccio cosa dissimile da quei test che appaiono nei rotocalchi, specie nei mesi estivi, del tipo “Scopri se hai una personalità vincente o se sei un risparmiatore” con l’unica differenza che il testo che segue è meno interattivo e lascia la lettore il compito della misurazione numerica del proprio grado di marginalità con scale di propria fiducia.

 

L’estraneità al tempo in cui si vive

Comincio facile: quando ero piccino esistevano degli illustri scrittori conservatori che disprezzavano la società,  erano conoscitori profondi  di almeno una tradizione mistica orientale od occidentale, rimpiangevano i bei tempi andati ed erano estranei al proprio tempo, tant’è vero che lo scrivevano in lunghi e meditati articoli sulle terze pagine dei più importanti giornali del loro tempo. Io crescendo non volli essere come loro, tutt’al contrario volevo essere nella società e dunque nel mio tempo e dunque niente torre d’avorio ( al contrario un bilocale con  servizi molte rate e pochi vizi, per citare il poeta) e studiavo la società, le cose del mio tempo. E mentre osservavo il mio proprio tempo, più lo scrutavo e più lo conoscevo meglio, più mi sorgeva spontanea la domanda  se davvero il mio tempo si esaltasse di futilità simili, se non fosse per caso che io non lo conoscevo ancora bene e dovevo studiare di più. Ecco questa domanda era il segno che già allora ero fritto perché ero  diventato estraneo al mio tempo. Salvo casi eroici di grandi personalità del passato, l’estraneità al proprio tempo non ha nulla di maestoso, assomiglia piuttosto alla condizione dell’etilista non ancora conclamato, di cui però si sospetta e non ci si fida ad affidargli incarichi impegnativi o importanti sul lavoro e in famiglia si fa discretamente sparire il bottiglione di rosso dal tavolo nelle ore dei pasti. In Giappone pare che quelli che non ce la fanno più a un certo punto ‘evaporino’ ovvero lascino casa, lavoro e famiglia per andare a vivacchiare in quartieri malfamati delle città: ecco qualcosa di simile. Ma da solo questo sintomo non basta; è una tipica condizione necessaria ma non sufficiente perché potrebbe essere anche attribuito a una cattiva digestione, a emorroidi malcurate o a una depressioncella da premio letterario non vinto.

 

L’assenza di opinioni

Se io non fossi estraneo al mio tempo, avrei opinioni su tutto. Oggi è importante avere opinioni su tutto, essere pronti a dire la propria,  per esempio se un branco di monelli delle periferie sodomizza delle turiste straniere oppure se l’ufficio di igiene vieta il consumo del cocomero fritto nel grasso di maiale ricetta tipica della sagra di ferragosto del tal paese. Non importa che tali opinioni rientrino in una visione del mondo, basta che suonino bene all’orecchio per lo spazio d’un mattino, all’occorrenza si possono esprimere anche due opinioni patentemente opposte su argomenti simili, in nome della libertà e della liberazione dalle gabbie ideologiche e/o intellettuali. Se è possibile avere opinioni su tutto è perché non è possibile prendere posizione su nulla. Al contrario io viaggio ormai verso il nulla delle opinioni ( per approssimazione, l’assoluto esiste soltanto in letteratura) e non perché ho la zucca vuota, o almeno non solo per quello, ma perché avverto lo spaesamento e il non senso dell’esprimere un’opinione quando manca il quadro di riferimento di un discorso, nel quale un’opinione è un modo di vedere un singola cosa in relazione a una visione generale, dotata almeno parzialmente di senso. Nelle circostanze attuali, anche se ho un’idea meditata su uno specifico problema, divento restio a esprimerla, io che sono un chiacchierone, perché è come abbandonare un  cagnolino nella solitudine della metropoli estiva deserta. Ammutolisco, ma non per la censura. Allora la mia sorte diventa analoga a quella di quel ministro sovietico che amando le barzellette, ma diffidando del senso dell’umorismo dei propri collaboratori, se le raccontava mentalmente da sé e gli altri capivano questo fatto perché un improvviso ghigno malato solcava le gote rugose e il volto cisposo dell’anziano politico.

 

La censura superflua

L’inutilità della censura nella nostra epoca mi si manifesta in maniera totale, quando penso allo scrittore marginale di altre epoche e di altre società, per esempio  quelle del fu socialismo reale. Il silenzio e la marginalità dello scrittore censurato, addirittura la sua persecuzione, dipendono dalla centralità del suo testo: il potere teme le verità del suo testo e lo censura, scrittore e potere concordano nell’assegnare una quota di verità al testo, anche se divergono nel giudizio di merito. Il silenzio e la marginalità dello scrittore estraneo a questo tempo dipendono dall’indifferenza al suo testo, che può contenere verità o non contenerle perché l’ordine del discorso non è più volto a produrre effetti di verità perché la verità è quella che prende più voti o vende più copie. In questo contesto in cui non c’è più volontà di verità, senza peraltro esserci alcun abbattimento delle gerarchie dell’ordine del discorso, la censura come ogni altra procedura d’interdetto è superflua. E’ possibile per tutti coloro che trovino un finanziatore uscire dalla marginalità o meglio partecipare alla gara per uscirne, perciò chi non cerca un finanziatore sono affari suoi.

Chi esperisce radicalmente l’inutilità della censura può ben dire di essere veramente marginale.

 

Nota storica

 Nel moderno il marginale è stato creduto centrale ( anche allora si trattava di una fata morgana o di un’illusione, però fertile) come attesta la vivacità onomastica con cui è stato indicato il fenomeno:  flâneur, dandy, snob, surrealista, apocalittico e altri ancora. Tutto l’inganno era retto  da una sorta di dialettica miseria/nobiltà con le élites che ancora vivevano una fase meritocratica e traevano legittimazione da quella stessa cultura dello scrittore marginale. Lo scrittore, un  lazzaro nel processo produttivo, emanava un’aria di casa per chi aveva compiuto certi studi e poi si era dedicato proficuamente alle attività positive. Oggi un certo tipo di studi non li fa più nessuno. Lo scrittore è marginale e basta: perde la sicurezza psicologica che gli veniva da quella parziale complicità e che gli consentiva di guardare con occhio snobistico alla propria esperienza e a quella degli altri ( lo snobismo nella sua forma più radicale era una forma di sguardo libero). Occorrerebbe edificare un’etica dell’umiltà, più adatta alla condizione psicologica di insicurezza di colui che non ha più nulla a che fare con le classi che comandano, che è l’unica via per recuperare lo sguardo libero oggi ostruito da molte angosce. L’etica dell’umiltà, cioè la morale del risentimento, al posto del biondo Sigfrido, un orrore, ma anche una via aperta per chi discende dagli zanni.

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domenica, settembre 06, 2009

Arrigo Lora Totino al Laboratorio delle Arti a Piacenza

Il Laboratorio delle Arti apre la stagione espositiva 2009-2010 sabato 12 settembre alle ore 18 con la mostra personale di Arrigo Lora Totino, considerato uno dei padri della poesia sonora italiana.

Nato a Torino nel 1928, Lora Totino ha iniziato la sua attività artistica tra la fine degli anni ‘50 e i primi anni ‘60. In quel periodo ha proposto i suoi primi esperimenti di poesia concreta, nei quali la parola è inquadrata in strutture visive. Nel 1959 ha fondato la rivista “antipiugiù” che ha diretto fino al 1966, anno in cui ha creato con il musicista Enore Zaffiri e il pittore Sandro De Alexandris lo Studio di Informazione Estetica per la ricerca di interrelazioni tra poesia, arte e musica elettronica e per la diffusione di ricerche neocostruttiviste. Nello stesso anno ha dato vita a “Modulo”, rivista che ha ospitato nel primo numero un’antologia internazionale di poesia concreta. Parallelamente si è occupato di sperimentazioni fonetiche e di poesia sonora. Nel 1969 ha curato con Dietrich Mahlow la mostra “Poesia concreta. Indirizzi visuali e fonetici” alla Biennale di Venezia.
Nel 1978 ha pubblicato “Futura. Antologia storico-critica della poesia sonora” per la Cramps Records di Milano, dove ha raccolto in sette dischi LP 33 giri le voci dei più interessanti poeti sonori del Novecento: dai futuristi ai dadaisti, dai simultaneisti ai lettristi, fino ai più recenti sperimentatori internazionali.
Nel 1980 ha curato per la seconda rete radiofonica della RAI la trasmissione “Il colpo di glottide”, serie di tredici puntate dedicate alla storia della poesia sonora.
Ha elaborato curiosi progetti di “poesia ginnica”, “poesia liquida” e “mimodeclamazioni”. Ha tenuto performance nei più importanti festival in Italia e all’estero. Ha preso parte a moltissime esposizioni internazionali di poesia visuale e concreta. Nel 1996 la Regione Piemonte gli ha dedicato una mostra antologica a Torino dal titolo “Il teatro della parola”, a cura di Mirella Bandini.
Recentemente ha realizzato una serie di opere/poesia/collage dal titolo “Macchine Celibi” (in omaggio al Dadaismo) e i “Fiori della Prosa” (in omaggio alla scrittura e al libro).

Interverrà all’inaugurazione il critico Mario Bertoni.

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martedì, settembre 01, 2009
Biagio Cepollaro,Blogpensieri,2005

Dopo quattro anni non mi pare che sia cambiato nulla di sostanziale nel paesaggio che tratteggiavo con questi Blogpensieri...Anzi, mi pare, che ci sia come un'afasia progressiva indotta...Io stesso oggi farei fatica a mettermi a scrivere su queste cose...Per questo li ripropongo questi Blogpensieri -che per i tempi di internet sono già antichi.

(B.C.)

 

 

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sabato, agosto 29, 2009
sabato, agosto 22, 2009

Un blog dedicato ai CATALOGHI delle opere visive: http://cepollaro.blogspot.com/

trittico secondo

Appena on line un blog dedicato ai cataloghi in pdf delle opere visive, articolati secondo la diversità dei supporti: legno, carta, etc. (B.C.)

 http://cepollaro.blogspot.com/

martedì, agosto 11, 2009

weeimage

Segnalo una recentissima iniziativa on line di Marco Giovenale, un nuovo blog collettivo:

 

weeimage

http://weeimage.blogspot.com/

 

-less, +, §, low-res, wee, random, unlabelled, quick, negative, drawritten, asemic, anemic, kinetik, hyper-

 

Fin qui contributi da:

undRess Béton

Cecil Touchon

bdown68

C Mehrl Bennett

Matina L. Stamatakis

Jukka-Pekka Kervinen

Biagio Cepollaro

mike cannell

jim leftwich

RMorresi

Jeff

Michael Jacobson

spencer selby

gregory steel

differx

roberto cavallera

bgmole

mIEKAL aND

Bill Allegrezza

p ganick

dirk vekemans:

Linh Dinh

John M. Bennett

carrie hunter

brad

meris

Gesualdo

 r e a

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venerdì, agosto 07, 2009

Biagio Cepollaro, Ricapitolando per  il Verri, n.39, febbraio,2009

 

Un percorso (1983-2009)

 

Oggi affianco alla scrittura l’arte visiva, intervengo con tecniche tradizionali della pittura su materiali provenienti dal digitale ma continuano il segno verbale e l’atto dello scrivere, ad accendere il gioco. E’ come continuare l’esplorazione della lingua poetica al di là dell’isolamento della parola, nelle possibili relazioni di senso con il colore, la materia del supporto, il segno.

Ed è anche strappare la parola dal suo inevitabile mentalismo per attirarla verso la sensorialità della pittura e della sua matericità.

Sin dall’inizio per me è stato importante l’esplorazione della lingua e delle sue dimensioni: questo soprattutto con la trilogia De requie et natura tra il 1985 e il 1997 (Scribeide, Luna persciente, Fabrica) andando a riattivare la lingua corporea di Jacopone da Todi, mescolandola all’espressività arcaicizzante dei dialetti e ai neologismi in un contesto ‘sperimentale’. Da Jacopone alla poesia ‘intraverbale’,a Pagliarani, alla poesia tutta giocata sul significante ma curvata ossimoricamente da un’intenzione di realismo. Era in ballo proprio la questione del ‘realismo sperimentale’ nel tempo in cui si avvertiva come problema ciò che si è definita cultura postmoderna. E la mia idea  era che le descrizioni di Lyotard potessero lasciare spazio ad un postmoderno ‘critico’ che non abdicasse alle istanze critiche, appunto,del moderno ma che aggiornasse e rinnovasse il discorso al di là delle tradizionali opposizioni. Questo, credo, il contributo essenziale alla riflessione della rivista Baldus tra il ’90 e il ‘96 e questo l’orizzonte dei miei pensieri in quegli anni in cui sembrava necessario aggiornare i paradigmi della ricerca poetica in un contesto, come si diceva, di società mediatizzata. Porre la questione di un possibile realismo all’altezza del ‘mediale’ allora era anche un modo per praticare un’alternativa alle diverse soluzioni manieriste che il citazionismo degli anni ’80 aveva elaborato ed espresso.

E l’espressione ‘sperimentale’ per me, tra la fine degli anni ’70 e la metà degli anni ’90 voleva dire soprattutto liberare la parola dall’usura della lirica, dall’intollerabile retorica neoromantica, neocrepuscolare... Non si trattava tanto di oppormi ad una poetica più o meno dominante, si trattava piuttosto di cercare nella lingua della poesia quella matericità ricca di riferimenti storici e umanissimi che oggi trovo anche nella pittura e nell’idea di materia, o stato della materia, che rappresenta il digitale... La sfida della trilogia era fare della poesia con materiale impoetico, straniato temporalmente e spazialmente, fino alla fredda lingua dell’economia in Fabrica, riducendo il tasso retorico a zero, o quasi.

Una volontà veritativa nell’utilizzo della retorica: bel paradosso! D’altra parte una poesia che non volesse ridursi a sofisticato ornamento non poteva rinunciare a sondare le sue possibilità ‘conoscitive’, come allora si ripeteva.

E quindi si trattava di chiedere al letterario di dire qualcosa che non fosse solo letterario (celebrazione dell’autoreferenzialità della lingua poetica e gioco endo-letterario) ma che riguardasse, in virtù dello stile obliquo e assolutamente artificiale, il mondo concreto, il paesaggio metropolitano, gli scorci e le storie di un quotidiano tanto massmediale quanto ancora distorto e inenarrabile...

E’ ciò che vide per primo Romano Luperini nei miei scritti o che registrarono in modi diversi Clelia Martignoni e Niva Lorenzini, e, per Fabrica, Giuliano Mesa. L’oggetto della mia poesia era pur sempre il dolore umano, anche quello prodotto socialmente, anche quello a cui da sempre la tradizione poetica, soprattutto anti-classica, aveva alluso. Insomma vivevo soggettivamente all’interno di un conflitto di poetiche ma di fatto seguivo una ricerca personale refrattaria ad ogni definizione pre-confezionata e soprattutto alla trita dicotomia avanguardia-tradizione per superare la quale avevo elaborato anche la nozione di ‘postmoderno critico’, dialogando con la nozione di pastiche di Jameson che dal mio punto di vista spostava i problemi dall’infrazione della norma, tipica del moderno, alla capacità di gestire una molteplicità di stili (e codici e registri e linguaggi). Provavo a suggerire infine un’idea di realismo che non riducesse la poesia a decorazione o a virtuosismo versificatorio, come talvolta accadeva in quegli anni. A me pareva che il pastiche avesse ancora delle possibilità corrosive e critiche purchè mutasse in una forma idiolettale, di forte torsione e non di semplice accostamento di materiali diversi...Questo ritenevo che rientrasse nell’idea di postmoderno critico.

 

*

Dalla seconda metà degli anni ’90 ho seguito una strada solitaria, prendendo atto della fine di un mondo, non solo personale, ma credo, in gran parte, anche collettivo. E si è trattata, almeno così a me pare, di un’ implosione non solo per l’attività letteraria ma per l’intero spazio pubblico del Paese, come ripiegato e svuotato (penso a gran parte della Stampa, dell’Editoria, dell’Università, penso al deperimento del legame sociale fin dentro alle coscienze, al risorgere di antichi fantasmi, a ciò che insomma ho definito provocatoriamente nei miei Blogpensieri una ‘società reazionaria di massa’).

Contemporaneamente a questo periodo di relativo isolamento dall’ambiente letterario e di approntamento di strumenti telematici, non ho più toccato innanzitutto le dimensioni ‘linguistiche’ della poesia ma quelle che chiamerei di ‘pensiero’. Ho esplorato con i mezzi della poesia una modalità del pensare che attraversando immagini e suoni ponesse in relazione tra loro regioni di sapienze frammentarie, di esperienze lontane ma chiamate a raccolta per indicare una direzione, una tensione, un fine. E ciò grazie all’organizzazione di senso specialissima che il testo poetico permette, fondata sulla possibilità di ‘tener dentro’ l’eterogeneo nel gioco di simmetrie e asimmetrie del ritmo e del suono.

Nel tempo dell’estetizzazione diffusa avevo bisogno di una lingua secca, essenziale, ragionativa, che dicesse di una condizione etica, di un paesaggio interiore, traccia di un possibile altro rapporto col mondo. Ed è in quest’ambito che è cresciuto in me l’interesse per i temi della filosofia induista e buddista contemporaneamente a questioni scientifiche in senso stretto, come la fisica delle particelle. Una sorta di respiro cosmologico mi riportava, oltre ad Eliot, sul piano letterario ai metafisici inglesi, a J.Donne. Ma ciò che mi occorreva era una lingua che rinunciasse agli effetti retorici e al manierismo conservando il calore del dire, il respiro versale, il tono e la pronuncia di chi fa della poesia un’emergenza in un contesto di riflessione su ciò che sappiamo, di ciò che possiamo considerare saggezza e scienza. La mia attenzione era sempre concentrata su ciò che non era letteratura ma sempre a partire dai suoi strumenti, sempre a partire da un certo dosaggio della retorica. Questa direzione di ricerca credo si sia stata espressa con Versi Nuovi e poi, forse con maggiore radicalità con Lavoro da fare, che è un e-book liberamente scaricabile dalla rete.

In questo senso il Web è stata una via di uscita dall’impasse in cui sentivo collassare il piccolo sistema letterario in cui mi ero formato. Ho potuto superare la barriera dell’editoria cartacea per diffondere testi poetici ristampati elettronicamente (da Costa a Niccolai, a Cagnone,da Di Ruscio ai primi scritti di Baino e Mesa, a inediti di Amelia Rosselli) o testi di poeti più giovani o perfino giovanissimi ed esordienti (tra gli altri: Inglese, Giovenale, Sannelli, Fusco, Broggi, Bortolotti, Racca, Catozzella, Galimberti). Sulla rete vi sono anche due tesi di laurea dedicate al Gruppo 93 e mi piacerebbe ospitare una tesi di dottorato di ricerca sullo stesso tema che sta per essere completata da Francesca Brindisi a Dublino. Ho creato on line una rivista di poesia ( il blog Poesia da fare) e una di arte visiva (il blog Cepollaroarte's Weblog). In conclusione mi pare che la poesia che ho incontrato sulla rete per lo più non si carichi di istanze di poetica e meno che mai di conflittualità tra le poetiche, come poteva essere tra gli ’80 e i ’90, ma esprima piuttosto una condizione idiolettale, caratterizzata dalla precarietà sostanziale (anche sociologica) della soggettività, e dall’impossibilità di qualsiasi mito condiviso che non sia riducibile a frammento di storia personale, al limite tra immagine e racconto ma mai convertibile propriamente in storia. Così come l’organizzazione sintattica e il piano lessicale predomino su ogni altra curiosità microlinguistica. Un quotidiano spesso allucinato e monco sembra fare da sfondo ad una sorta di interrogazione sulla percezione.

 

 

 

Riferimenti  

-Trilogia De requie et natura : Scribeide (1985-1989), Piero Manni Ed.,1993; Luna persciente (1989-1992), Carlo Mancosu Ed., Roma, 1993; Fabrica (1993-1997), Zona Ed, 2002.-Versi Nuovi (1998-2001), Oedipus Ed,2004.

- Il libro-catalogo della mostra di opere visive presso La Camera verde è intitolato Nel fuoco della scrittura, La Camera verde, Roma, 2008

-Quasi tutti i testi poetici e critici citati e tutte le e-dizioni di Poesia Italiana E-book sono scaricabili liberamente dal sito, attivo dal 2003,  www.cepollaro.it-Il  blog Poesia da fare, attivo del 2003, è all’indirizzo www.cepollaro.splinder.com-Il blog Cepollaroarte's Weblog , attivo dal 2008, dedicato alle arti visive è all’indirizzo  http://cepollaroarte.wordpress.com/.

 

Biagio Cepollaro

 

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sabato, luglio 25, 2009

L'Ulisse n.12 - Antonio Porta e noi

24 luglio 2009

http://www.lietocolle.info/upload/ulisse_12.pdf

 

dall'editoriale di Stefano Salvi

 

Il nuovo numero de "L'Ulisse" raccoglie interventi, testimonianze e testi in omaggio dedicati ad Antonio Porta, di cui ricorrono quest'anno i vent'anni dalla morte[...]

L'indagine su "Antonio Porta e noi" comprende anche un omaggio alla figura di Ermanno Krumm

[...]

Abbiamo voluto bipartire i materiali raccolti in "L'effetto Porta" (che riunisce i contributi saggistici o testimoniali) e "Omaggio in versi" (dove sono testi in memoria, di versi).

Predispone coordinate d'analisi (nell'opera, e nella figura intellettuale) la sezione "Antonio Porta e noi". Raccoglie contributi di Gian Maria Annovi, di Vincenzo Bagnoli, di Eugenio Gazzola, di Elio Grasso, di Niva Lorenzini, di John Picchione, di Stefano Raimondi, di Alessandro Terreni, e di Adam Vaccaro. Con i testi di "Dossier Porta" si pone sguardo alla vicinanza - magari nell'esperienza dei versi, o personale - e amicizia, che idealmente prosegue qui con pagine di testimonianza diretta della figura di Antonio Porta: sono i contributi di Maria Corti, di Maurizio Cucchi, di Giuseppe Pontiggia, di Fabio Pusterla, di Maria Pia Quintavalla, di Giovanni Raboni, di Cesare Viviani, e (con materiali che documentano i momenti di una collaborazione tra due diverse arti) di William Xerra.

In "Omaggio in versi" viene la parola dei poeti, e mostra testi in memoria di Antonio Porta: di Nanni Balestrini, di Donatella Bisutti, di Maurizio Cucchi, di Alessandro De Francesco, di Enzo Di Mauro, di Gilberto Finzi, di Biancamaria Frabotta, di Ermanno Krumm, di Vivian Lamarque, di Valerio Magrelli, di Giorgio Manacorda, di Franco Manzoni, di Guido Oldani, di Michael Palmer, di Stefano Raimondi, di Silvio Ramat, di Nelo Risi, di Antonello Satta Centanin, di Edoardo Sanguineti, di Gregorio Scalise, di Paul Vangelisti, di Pasquale Verdicchio, di Carlo Villa.

Concludono il numero la parte antologica di "Letture" e de "I Tradotti". Nella prima sezione si accolgono testi di Antonella Anedda, di Alberto Casadei, di Matteo Fantuzzi, di Federico Federici, di Alessandro Fo, di Tomaso Kemeny, di Matteo Lefèvre, di Pierre Lepori, di Paola Loreto, di Paolo Maccari, di Mary B. Tolusso, e di Gianmario Villalta. "I Tradotti" raccoglie Pierre Alferi tradotto da M. Zaffarano, Antonio Campo tradotto da E. Coco, Durs Grünbein tradotto da A. M. Carpi, Michel Houellebecq tradotto da I. Testa, Salah Stétié tradotto da P. Cantù, Christophe Tarkos tradotto da I. Testa, William B. Yeats tradotto da B. Tarozzi.

In conclusione, preme ringraziare Rosemary Liedl Porta, per l'indispensabile generosità con la quale ci ha messo a disposizione il proprio archivio di testi saggistici e poetici, raccolti in tanti anni, e dedicati ad Antonio Porta. Tali molti dei contributi nelle sezioni "Dossier Porta" e "Omaggio in versi".

 

 

 

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lunedì, luglio 06, 2009
Gherardo Bortolotti, Tecniche di basso livello, Lavieri, 2009

Mercoledì 8 luglio 2009, alle ore 19:30

presso la

Libreria Empiria (via Baccina 79, Roma)

presentazione del libro

Tecniche di basso livello

di Gherardo Bortolotti

Lavieri, 2009


§


302. Le villette a schiera, i quartieri periferici ci parlavano di un benessere continuo, di una forma
socialdemocratica di eternità. Rimanevamo assorti, a volte, fumando fuori dalle pizzerie.


*

Sarà presente l'autore, che leggerà alcuni brani.

Introduce l'incontro Marco Giovenale


* * *

scheda del libro:
http://www.lavieri.it/Catalogo/A-libri/arno/Tecniche.htm

la presentazione su facebook:
http://www.facebook.com/home.php?ref=logo#/event.php?eid=118302652118&ref=mf

Lavieri su facebook:
http://www.facebook.com/pages/Lavieri-edizioni/33739337881


_____________________________________________________________________________

libreria e casa editrice EMPIRIA, v. Baccina 79 (Rione Monti), Roma

tel. e fax 0669940850  ||  email: info[at] empiria [dot] com  ||  http://www.empiria.com/

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giovedì, luglio 02, 2009
È on line LE RETI DI DEDALUS ( www.retididedalus.it )
 
Segnaliamo dal sommario (luglio  2009):
 
Immagine in homepage di Biagio Cepollaro
 
IN PRIMO PIANO:    Diario d'autore (7), La bellezza è una cosa che rompe i codici di Marzio PieriRoberto Roversi, La grande officina di un poeta civile  di Massimo Giannotta
 
LUOGO COMUNE:  Vito Riviello (1933-2009), Un poeta funambolo della parola 'assurda e familiare' di Plinio Perilli;  Vito Riviello - un'intervista, Dobbiamo oggi dirci 'attori di poesia' di Marco Palladini;  Enrico Pea, "Il romanzo di Moscardino" per riscoprire un autore di razza di Ilenia Appicciafuoco;  La poesia dialettale molisana (2), Versi da un mondo chiuso di pascoli e di valli colme di silenzio di Domenico Donatone
 
FILOSOFIE DEL PRESENTE:  Jan Rehmann, Nietzsche e Marx non si devono dare la mano? di Alberto Scarponi
 
LETTERATURE MONDO:   Beijing, L'anglofona Nuova Cina è più vicina? di Mario Lunetta;   Uwem Akpan, Drammi di odio e di guerra negli occhi infantili dell'Africa di oggi  di Sarah Panatta;  Nick Hornby, Consigli di lettura controcorrente, tra serio e faceto di Luca Brunelli
 
METICCIA.IT:  "Transalpina", Confronto a più voci su "L'Italie magique de Massimo Bontempelli" di Višnja Bandalo 
 
SPAZIO LIBERO:  Musica e politica, Il rock argentino, arma espressiva dei giovani contro la dittatura di Agnese Codebò;  Ennio Di Vincenzo, Quando un artista è un eroe di Mario Lunetta;  
 
TEATRICA:  Nuova scena, Giovani emergenti in un mondo di solitudini di Chiara Pirri
 
LETTURE: "Nei giardini della letteratura" di Fiorangela Oneroso (Mario Lunetta);  "Acqua storta + La versione dell'acqua" di Luigi Romolo Carrino (Marco Simonelli); "Terra di risulta" di Mia Lecomte (Jacqueline Spaccini);  "Sono come tu mi vuoi - Storie di lavori" e "Lavoro da morire", due antologie di AA.VV. (Luca Brunelli)
 
LIBROSFERA: Mix-News, In libreria, In corso d'opera, a cura di Massimo Vecchi
 
CHECKPOINT POETRY:  testi in versi di Igor Esposito  
 
AUDIO POETRY:  file-mp3 di F. T. Marinetti;  due video di Michele Fianco (da "Solo in versi. Concerto Jazz&Poetry")
 
LE VIE DEL RACCONTO: Nina Maroccolo (vincitrice 2009 del II Concorso di Letteratura on-line "Le Reti di Dedalus")    
 
mercoledì, luglio 01, 2009
AR.RI.VI Archivio Ricerca Visiva
via Botticelli 8a
20133 MILANO
www.ar-ri-vi.org  info@ar-ri-vi.org
 
 
 
Mercoledì 1 luglio e giovedì 2 luglio, ore 16,30-19,30, in seguito su appuntamento in visione e consultazione i libri d'artista dell'Archivio, recentemente donati o acquisiti, libri di:
 
Vincenzo Agnetti, Aurelio Andrighetto e Elio Grazioli, Anselmo Anselmi, Stefano Arienti, Art-Language, Gianfranco Baruchello, Mirella Bentivoglio, Mariella Bettineschi, Stefano Boccalini, Anna Valeria Borsari, Jimmy Boyle, Angelo Bozzolla, Franco Busatta, Luisella Carretta, Gianni Caruso, Gea Casolaro, Guglielmo Achille Cavellini, Mark-Camille Chaimovitz, Giuseppe Chiari, Gianluca Cosci, Eredi Brancusi, Douglas Davis, Guy Debord, Antonio Dias, Giorgio de Chirico, Marcel Duchamp, Salvatore Falci, Fluxus, Raffaella Formenti, Moreno Gentili, Robert Gober, Felix Gonzalez-Torres, Meri Gorni, Luigi Grazioli, Carlo Guaita, Keith Haring, Marianne Heier, Emilio Isgrò, Sanja Ivekovic, Ilya and Emila Kabakov, On Kawara, Joseph Kosuth, Armin Linke, Sergio Lombardo, Richard Long, Urs Luthi, Mauro Maffezzoni,Valeria Magli, Amedeo Martegani, Dalibor Martinis, Letizia Minotti, Mirabel Compagnie, Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini, Bruno Munari, Maurizio Nannucci, Bruce Nauman, Giancarlo Norese, Margherita Palmero, Paolo Pasotto, Luca Patella, Paolo Patelli, Marcello Pecchioli, Cesare Pietroiusti, Lucio Pozzi, Gerhard Richter, Mark Rothko, Lucio Saffaro, Guido Sartorelli, Mariateresa Sartori, Piccolo Sillani, Alan Sonfist, Franco Vaccari, Maurizio Vetrugno, Andy Warhol.
 
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domenica, giugno 28, 2009
Italo Testa su  Nel fuoco della scrittura (libro e mostra)
Al gioco delle cose
Come dovremmo guardare a Nel fuoco della scrittura, non solo al particolare rapporto che segni, simboli, grafemi, intrecciano con i supporti, la materia pittorica, ma anche e soprattutto a come tutto ciò si leghi ad una idea di poesia?
Perché questo fuoco della scrittura deve essere guardato alla luce di quella idea di poesia più ampia che Biagio Cepollaro invocava così nei suoi Versi nuovi:
perché le parole non siano ancora
solo parole
continua la poesia
continuala pure
senza parole
Anche in questo fuoco della scrittura continua la poesia. Non era la scelta del silenzio, che quei versi invocavano, ma piuttosto quella di ripensare la poesia nella chiave di un agire silenzioso che si misuri con l’istanza di novità del qui e dell’ora. Un novum che è “l’inizio di ciò che continuamente comincia”.
In che continuum si inscrive questa idea rinnovata di poesia? A quale continuità si apre? E che ne è delle parole?
disimparammo a scrivere
e scrivemmo solo parole (da Versi nuovi)
 
Cosa sarebbe una poesia per cui le parole non fossero solo parole? un atto di scrittura che non scriva solo parole?
Non è qui la fiducia nella poesia, e nella lingua, a venir meno. Un’inguaribile fiducia nel fare poetico continua a sostenere i Versi nuovi, Lavoro da fare e anche questo Nel fuoco della scrittura.
E non è nemmeno la tensione alla sperimentazione sul linguaggio ad abbandonare il fare poetico di Cepollaro, che anzi intensifica il corpo a corpo con tutti gli strati e gli spessori della lingua.
Ciò che si consuma, che viene consumato, e lasciato alle spalle come un guscio vuoto, è invece l’idea della sperimentazione come mero procedimento formale e verbale: l’idea che la poesia sia solo una questione linguistica, e che la novità della poesia si misuri solo sulle parole.
Ora siamo ad una grande distanza da quell’idea, che aveva guidato dopotutto gran parte della poesia del novecento su opposte sponde – da quella simbolista a quella avanguardista – della poesia come funzione linguistica, e quindi come fondamentalmente intransitiva e autoreferenziale.
Anche se opera con le parole, e sulle parole, non è a partire da esse,  e dai suoi procedimenti formali, che la poesia dovrà essere pensata e sperimentata.
Ecco allora il lavoro da fare, il primato dell’azione, del disporre, di quell’”agire silenzioso” richiamato ancora in limine a Nel fuoco della scrittura, nei versi inaugurali:
oltre i segni dicemmo e intendevamo
un agire silenzioso dentro il ritrovato
limite del dire […]
 
E come questo agire, la poesia dovrà esser pensata in relazione a un contesto, che non è un contesto di sole parole, ma in cui le parole si inseriscono, sono prodotte, sono esse stesse evento di un agire tra le cose.
E’ questa idea di una poesia che producendo il suo contesto, insieme si libera ad un contesto più ampio, che ci richiamano i versi di Nel fuoco della scrittura, con l’idea di liberare le parole “dall’inganno, di veicolare da sole un senso”, con il richiamo a un senso “più vasto della poesia, come la vita/sempre lo è di ognuno di noi”.
Come dobbiamo leggere allora tutti i segni che emergono dalle opere pittoriche di Biagio Cepollaro? Si tratta di parole che ricoprono il mondo, di un foglio mondo invaso, ricoperto dall’azione della scrittura? Se ci fermiamo a questa centralità della scrittura nell’opera pittorica, credo mancheremmo clamorosamente il bersaglio.
Perché qui non sono scritture che ricoprono il mondo – riducendolo a foglio, supporto dell’azione di scrittura – a manifestarsi. E non sono nemmeno parole poetiche che riassorbono nell’autoreferenzialità della lingua la materia pittorica.
Dobbiamo rovesciare invece il quadro. Non è l’idea del linguaggio poetico a coincidere con i limiti del mondo e a ridurre quest’ultimo a scrittura. Ma è nel limite ritrovato del linguaggio che invece si afferma un’idea estesa di poesia: di una poesia che venga al mondo attraverso e oltre il linguaggio.
Queste opere sono esse stesse la figurazione di una scrittura riassorbita nel mondo, del ritornare delle parole al loro contesto. Del loro essere riesperite a partire non da un fatto di lingua, ma dalla loro stessa azione fisica e materica. Del loro iscriversi nella nudità dell’esistere, nel contesto della vita propria – la vita che ci rappresentiamo – e insieme di una vita più ampia, anonima, di un universo a-verbale che scorre continuamente sotto di noi.
Così la pittura di Cepollaro è la messa in opera di questo attraversamento dei segni per andare oltre i segni, di una pratica artistica non auto conclusa, ma fondamentalmente eteronoma, che cerca la sua legge in quel continuum della vita che qui e ora può sempre esser riafferrata nella sua novità.
Non sono parole, dunque, ma ancora con parole innestate in una vita più vasta. Non arte per se stessa, ma ancora opera artistica, perché
[…] ancora
si scrive e si pensa
ancora si fa arte
ma da un’altra parte (Lavoro da fare)
 
E perché in fondo
 
[…] senso vivo all’arte
l’avrebbe dato il resto (Versi nuovi)
 
Di questa pratica l’opera pittorica di Cepollaro è una messa in opera, la figurazione di una idea poetica che continua oltre le parole e i segni, senza per ciò stesso annullarli, inchiodarli al silenzio, ma piuttosto inquadrandoli da un punto di vista in cui essi diventano tracce di un nostro stare materialmente esposti al mondo, “tracce scure o lucenti di un fuoco”, perché i segni e le parole possano stare finalmente “al gioco delle cose”.
 
 
venerdì, giugno 26, 2009
Davide Racca su Nel fuoco della scrittura (libro e mostra)
Palinsesti: dietro l’opera pittorica di Biagio Cepollaro
Passiamo dal vissuto al rimosso, dalla superficie al profondo. Da un continuo venir meno delle cose, aggiungendo cose: sentendo e risentendo, scrivendo e riscrivendo. Significando e risignificando.
Ma quando il sentire si fa risentito, si chiude una forma dentro di noi e raschiarla via diviene un fatto vitale.
*
Il segno dello scriba si rinnova sulla superficie scritta. La vita è in un perenne ri-significare. Pálin pséstos – dal greco antico – vuol dire letteralmente “raschiato di nuovo”.
Lo scriba è il medium della parola dallo stato “aereo” della mente a quello “solido” del grafema. La parola – in superficie – si tiene finché non è cancellata del tutto, raschiata via dal tempo, nello spazio del cambiamento, quando lo scriba sente diversamente, perché non è più così – univoco – il senso ...
*
Perdiamo particelle di pelle, in ogni attimo. L’anonimo moto del mondo fa parte di noi. Indeterminati si resta nel cerchio delle cose: cosa tra le cose. È questo un grado di coscienza “inferiore”, ma intensamente capace di affrancarci dalla “comunicazione” e dalle sue eventuali menzogne.
Così non è più importante cosa è scritto, né come. Così, possiamo accedere a un grado diverso di senso. Così, la forma si nutre di altra forma, crescendo – consapevole – nella sua origine indeterminata.
*
 Biagio Cepollaro ha sentito il risentito: la forma che si chiude nell’accesso univoco al verbo. È il risentimento che ti spinge verso un’altra via. Così,ha voluto percorrerla, riscriverla diversamente, sondandone un possibile attraversamento.
Il colore campisce superfici disomogenee, abbozzate – un atto cosciente realizzato come se non lo fosse. Stilizza segni e simboli di tradizione esoterica. Raschia via l’esperienza dell’io nella incomprensibilità dello scrivere.
Rivive questo fatto come cosa tra le cose: “inferiore” – refrattario cioè al “comunicativo”: dunque, esotericamente, “superiore”. 
Il supporto, come pagina, è pelle: bisogna scrivere, cancellare e riscrivere; esattamente come vivere, rimuovere e rivivere.
martedì, giugno 23, 2009
 
La mostra di Biagio Cepollaro è prorogata per tutto il mese di luglio.
Piacenza, Laboratorio delle Arti.
 
Nell'ambito dei Venerdì Piacentini, il Laboratorio delle Arti è lieto
di invitarvi venerdì 26 giugno a partire dalle ore 21 all'apertura serale della galleria,
allietata da Vania Lo Bianco al pianoforte e Marta Canobbio al flauto, che proporranno una selezione di brani tratti dal repertorio classico e dalle più note colonne sonore cinematografiche.
 
Cogliamo l'occasione per comunicare che la mostra di Biagio Cepollaro verrà prolungata per tutto il mese di luglio e sarà visitabile dal martedì al venerdì dalle ore 16 alle ore 19.
 
Laboratorio delle Arti - Piazza Barozzieri 7/a Piacenza - Tel. 0523-330057 - www.laboratoriodellearti.it
 
martedì, giugno 16, 2009
Un ringraziamento per Ottavio Rossani
Ringrazio Ottavio Rossani per l’articolo nutrito e articolato con cui presenta la mia mostra al Laboratorio delle arti di Piacenza. Soprattutto per il riferimento concreto al legame tra poesia e arte visiva.
B.C.
lunedì, giugno 15, 2009

Lettura e Inaugurazione della mostra a Piacenza (Foto). Aperta fino al 3 luglio 2009.

Laboratorio delle Arti, Piazzetta Barozzieri 7/A.

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domenica, giugno 14, 2009

Biagio Cepollaro al Laboratorio delle arti di Piacenza, Locandina

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domenica, giugno 14, 2009
 POESIARTE MILANO VI RASSEGNA
‘Vuoti d'aria'
15 - 16 giugno 2009
(h 17-20)
 
 Quintocortile    Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano - tel. 338. 800. 7617
 con la collaborazione di Milanocosa
  
Questo sesto appuntamento di Poesiarte Milano dal titolo “Vuoti d’aria” vuole essere emblematicamente anche un saluto, un momento di riflessione sui vuoti che inesorabilmente prima o poi ci piombano addosso, sventure o rivoluzioni, gioie o dolori, fluttuazioni di esistenze, di riferimenti, di luoghi.
Quando si incappa in un vuoto d’aria dipende da come se ne controllano gli sbalzi e da come se ne esce.
Questa è l’ultima manifestazione che si terrà in Viale Col di Lana 8 nell’attesa di trasbordarci nel nuovo spazio di viale Bligny 42.
 
‘Stiamo attraversando una fase che fa spesso avvertire mancanze acute nelle condizioni di vivibilità, relative all’ambiente fisico o culturale, politico o di altri ambiti di relazioni sociali. Percezioni vissute e avvertite all’interno e all’esterno dei singoli, e traducibili in sensazioni di vuoto o di faticoso respiro vitale; a cominciare da quell’elemento primario e composito che è l’aria.
Aria come insieme di condizioni ambientali, rese sempre più inquinate da uno sviluppo economico anch’esso boccheggiante nella crisi mondiale in atto, che chiede di ripensarlo in termini alquanto diversi.
Vuoti d’Aria, dunque, come metafora di carenze ben più generali. Ma le percezioni di mancanza sono anche fonte di creatività, che resiste in ogni epoca con spinte a re-agire per immaginare condizioni rinnovate di vita; anche là dove la storia tende a mettere in crisi senso e comunità civile’. (Adam Vaccaro)
 
 
Organizzazione a cura di: Mavi Ferrando, Donatella Airoldi (Associazione Quintocortile)
Con la collaborazione di: Adam Vaccaro, Claudia Azzola, Laura Cantelmo (Associazione Milanocosa)
 
Poesiarte Milano si svolgerà a Quintocortile nei giorni lunedì 15 e martedì 16 giugno 2009 con interventi di poeti e musicisti dalle ore 17,30 alle ore 20.
Ciascuna giornata vedrà l’intervento di 12 poeti e di alcuni musicisti che presenteranno loro lavori sul tema secondo un calendario prestabilito. Oltre trenta artisti invitati realizzeranno ed esporranno un’opera sul tema della manifestazione.
 
 
Poeti: Claudia Azzola, Maria Carla Baroni,  Fabrizio Bianchi, Sandro Boccardi, Rinaldo Caddeo, Laura Canevali, Laura Cantelmo,  Biagio Cepollaro, Annamaria De Pietro, Gabriele Favagrossa, Beno Fignon, Gabriella Galzio, Eugenio Grandinetti, Alberto Mari, Lorenzo Morandotti, Meeten Nasr,  Guido Oldani, Alessandra Paganardi,  Maria Pia Quintavalla, Paolo Rabissi, Marco Saya,  Ivana Tanzi,  Italo Testa, Paolo Valentino, Adam Vaccaro, Cesare Vergati
 
Artisti: Eugenio Alberti Schatz, Alvaro,Adalberto Borioli, Maria Amalia Cangiano, Salvatore Carbone, Chiò, Albino Di Francesco, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Aldo Ferro, Anna Finetti, Ornella Garbin, Mario Gatto, Gino Gini, Jane Kennedy, Grazia Lavia, Pino Lia, Giorgio Longo, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Daniela Miotto, Annalisa Mitrano, Roberto Origgi, Francesco Pizzo, Antonella Prota Giurleo, Luca Rendina, Raffaele Romano, Evelina Schatz, Marina Sanchez, Stefania Selmi, Stefano Sevegnani, Stefano Soddu, Roberto Sommariva, Spelta, Roberto Vecchione, Rosanna Veronesi, Paola Zan
 
Intermezzi musicali: Marco Saya (chitarra jazz)
 
 
 
Lunedì 15 giugno (dalle ore 17,30) letture dei poeti: 
 
Maria Carla Baroni
Cesare Vergati
Gabriella Galzio
Sandro Boccardi
Annamaria De Pietro
Alberto Mari
*
Meeten Nasr
Paolo Rabissi
Marco Saya
*
Biagio Cepollaro
Lorenzo Morandotti
Ivana Tanzi
Adam Vaccaro
 
 
Martedì 16 giugno (dalle ore 17,30) letture dei poeti: 
 
Rinaldo Caddeo
Beno Fignon
Maria Pia Quintavalla
*
Fabrizio Bianchi
Gabriele Favagrossa
Eugenio Grandinetti
*
Guido Oldani
Alessandra Paganardi
Italo Testa
*
Laura Canevali
Paolo Valentino
Claudia Azzola
Laura Cantelmo
 
*Intermezzi musicali (3-5 m.) con la chitarra jazz di Marco Saya
 
                                                                                                              
Info: Associazione Quintocortile - Mavi Ferrando, Donatella Airoldi - tel.  338 8007617      quintocortile@tiscali.it
        Associazione culturale Milanocosa – Adam Vaccaro - tel. 347 7104584      info@milanocosa.it
 
 
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giovedì, giugno 11, 2009
Rosanna Guida a proposito della mostra di Piacenza

 

Chien il Creativo
 
Questa mostra del poeta e pittore Biagio Cepollaro raccoglie sinteticamente un percorso ampio di esperienze del suo rapporto con la Pittura condotte a partire dal 2007 ad oggi.
Cronologicamente, dapprima vi sono la serie delle “Pagine”, dei “Due serpenti”, la serie del “Tamburo di Shiva”, la serie delle carte per acquerello dipinte con tecnica mista, la serie della “Galassia”.
A queste opere segue, successivamente nel tempo, la serie dei dipinti su tavola e cartone telato.
La serialità è una modalità di relazione cara all’avanguardia artistica e musicale. Nella serialità si apprezzano i lievi spostamenti dalla centralità di un tema, le piccole modifiche che, via via, segnano e individuano un raffinamento del senso. Anche qui, nelle opere di Biagio Cepollaro, il bisogno della serie testimonia la necessità di non accontentarsi e di cercare di possedere la materia essenzializzando i passaggi  che definiscono un senso, una direzione, un orientamento.
Nella Serie dei “due serpenti” spesso il piano viene diviso col colore in due o tre aree principali lievemente asimmetriche rispetto al quadro. Le cose avvengono sulle linee di confine tra un’area e l’altra. I movimenti delle linee si svolgono sinuosi come in una danza e lasciano tracce simili a quelle che fanno i serpenti attraversando il deserto; il mero alternarsi dei segni in un deserto di significati.
Le stesure di colore conservano la trasparenza e sono perfettamente leggibili gli strati che si sovrappongono e che danno origine alle mescolanze.
Nella serie del “tamburo di Shiva” un doppio triangolo vincolato in un vertice diventa l’elemento propulsore per l’esplosione di parole che, sottoposte a movimenti martellanti, percussivi, si irradiano lungo direttrici che partono dal centro, dal vertice-vincolo. La rappresentazione di Shiva è molto cara all’iconografia orientale ed è un simbolo della proliferazione, della vitalità, della fertilità.
Entrambe queste serie pittoriche scaturiscono dall’esperienza digitale, cioè dall’impatto della pittura col digitale e, citando l’autore, dalla scoperta della “platonicità” del computer che tutte le idee rende possibili e realizzabili, per comprendere “quanto il virtuale influenza la realtà”.
La traccia di quest’esperienza, condotta “corpo a corpo” con il digitale, si ritrova nella serie delle “Pagine”, dove il gesto della scrittura stampata si sottopone al gesto diretto della scrittura autografa, in una sorta di palinsesto che testimonia il contatto diretto col corpo. La scrittura del Poeta qui assume importanza in quanto gesto del Suo corpo.
Non c’è la curiosità del gioco futurista delle parolibere, non c’è il divertimento della mescolanza delle forme delle parole alle forme della grafica; qui c’è piuttosto un “fuoco”, una tensione fisica: vortici, grumi di parole, buchi neri in cui le parole cadono, ombre dietro cui le parole si nascondono, cancellazioni, sparizioni, lacune, assenze.
I riferimenti alle iconografie dei codici antichi costituiscono un tema centrale nei dipinti di Biagio Cepollaro.
Ad esempio, nella serie della “Galassia” e delle carte per acquerello dipinte con tecnica mista, l’uso del colore dorato testimonia la sensibilità all’iconografia sacra. Ed è evidente anche la presenza totemica di simboli rintracciabili nelle pittografie delle antiche culture asiatiche e latino-americane. Trigrammi, esagrammi e simboli della divinazione dell’I Ching si alternano a forme geometriche semplici e colorate, triangoli, rettangoli e pittogrammi aztechi.
Per Biagio è affascinante viaggiare con la mente. Fisicamente non compie mai viaggi che lo portino in luoghi geograficamente lontani ma è affascinato dalla possibilità di attraversare le culture di popoli diversi e così “corre un’avventura” tutta mentale che trova in queste opere la manifestazione dell’induzione reciproca di fantasia e realtà.
Nella serie dei dipinti su tavola e cartone telato e cioè nell’insieme di opere che nella mostra compaiono in modo più consistente, Biagio Cepollaro si cimenta con la sperimentazione dei materiali, trovando qui il piacere del gioco, la “felicità del caso” e della scoperta personale degli equilibri. Così il “fuoco”rovente “della scrittura” lascia spazio e tempo al divertimento, alla ricerca dell’equilibrio di una nuova vita. I segni delle parole fanno da contrappunto ai piani di colore acrilico, alle creste di gesso bianco, ai graffiti sul catrame nero e alle forme dorate. Stralci e guizzi di parole emergono attraverso le coltri colorate e flussi di parole si muovono in stormo, con scansioni ritmiche, a canone, per moto retto e per moto retrogrado, per moto obliquo, circolando e retroflettendosi intorno a baricentri e chiavi simboliche che diventano potenti attrattori magnetici. La scrittura autografa sulla tela e sulle carte si contorce, si innervosisce, aggrovigliandosi in vortici nodosi, lasciando tracce di fiamme roventi.
Nei dipinti prevale l’uso dei colori fondamentali, blu, rosso giallo, saturi. Ad esempio nel dittico “Ne prima il poi” si nota un ritmo equilibrato di elementi blu, rossi, dorati, bianchi e neri che si ripetono. E’ inevitabile pensare ad una memoria dell’astrattismo e quindi a Klee e Kandinskji.
Invece, nell’opera “Provando col Rosso” i riferimenti si trovano maggiormente nella pittura informale e nell’espressionismo astratto e penso a Ben Vautier e Jean Dubuffet. Macchie di “oggetti scritti” si sovrappongono a “macchie” di Pittura, alternando l’oro al Magenta e al nero.
Infine, nei dipinti in cui domina il bianco, le parole sembrano sottrarsi, cancellarsi, sparire nei piani e negli strati sottostanti, come accade anche in molti dipinti di Cy Twombly.
Cito l’autore: “In queste opere osservo le parole dal di fuori, private del loro significato”.
C’è una meraviglia in questo gesto. C’è il desiderio e la curiosità di osservare dove vanno le parole, in quale direzione si orientano nello spazio anisotropo.
La scrittura diventa un gesto da contemplare con distacco, prendendo una distanza dal significato.
Non si tratta dell’imitazione infantile del gesto automatico di Twombly perché Biagio ha attraversato da Poeta i significati delle parole e questo passaggio, vissuto con intensità, emerge con evidenza.
La pittura di Biagio è “un lavoro giovane”, in fieri, alla ricerca di una vita e non di una forma.
 
 
Milano, 16 giugno 2009                                                                                  Rosanna Guida
 
 
 
 
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sabato, giugno 06, 2009

Biagio Cepollaro, Mostra a Piacenza, Laboratorio delle Arti, 13 giugno- 4 luglio 2009

redimere il nero-2009

Biagio Cepollaro, Redimere il nero, 2009
dipinto su tavola, cm 70 x 50. Tecnica mista.

Sabato 13 giugno 2009, alle ore 17.00 il Laboratorio delle Arti (Piazza Barozzieri 7/a, Piacenza)
ospita il terzo appuntamento del ciclo
"GalleriaInVersi – reading nell’arte contemporanea” a cura di Italo Testa.

Il poeta e artista visivo Biagio Cepollaro

inaugurerà con un reading poetico la mostra

 

Nel fuoco della scrittura (13 giugno- 4 luglio 2009)

 

L’ultimo appuntamento del primo ciclo di GalleriaInVersi vedrà come protagonista Biagio Cepollaro, poeta e artista visivo, che in questa occasione presenterà il suo percorso dalla poesia alla pittura lungo la via della tecnologia digitale e presenterà con un reading poetico il libro/catalogo Nel fuoco della scrittura (La camera verde, Roma, 2008).

Dopo circa un trentennio di attività poetica, Biagio Cepollaro negli ultimi anni si è dedicato intensamente all’arte visiva sperimentando ibridizzazioni tra digitale e tecniche pittoriche tradizionali. Nel fuoco della scrittura, parzialmente esposta a Roma, presso La Camera verde e poi a Napoli, presso il Filodipartenope (2009), si arricchisce qui soprattutto di lavori più strettamente pittorici. Sono esposte stampe su tela e su carta telata con interventi successivi con tecnica mista e tavole di medie e grandi dimensioni dipinte con materiali che vanno dal gesso al catrame, alle terre, agli acrilici e all’olio.

 

‘Partendo dalla rielaborazione allo scanner di immagini e oggetti preesistenti, si giunge ad un perfezionamento del lavoro con l’uso di pastelli, inchiostri, oli e l’inserimento di scritte e frasi poetiche d’uso puramente strumentale all’estetica delle composizione stesse.’ (Paola de Ciuceis, Il Mattino di Napoli, 15 gennaio 2009)

 

‘In some of his work, there’s the enigma of seeing legible words without being able to understand them, which makes us wonder what he’s saying; what ideas are being proffered. In other works, it’s only the gesture of writing that he captures and he uses that as construction, with no intention of conveying a meaning. But whether readable or not his compositions are all about writing and marks. Instead of looking at a still life or landscape, here we are appreciating something totally human; a man’s thoughts and gestures.’ Dean Aldrich, Words and Mark Making, http://tackad.blogspot.com/2009/03/words-and-mark-making.html

 

 

L’inaugurazione della personale sarà accompagnata da interventi di Italo Testa e di Rosanna Guida (Accademia di Belle Arti di Brera), e dalla proiezione di due video gravitanti intorno al lavoro visivo di Cepollaro: Tracce scure o lucenti di Paolo Rassatti con musiche di Giuseppe Cepollaro  e Nel fuoco della scrittura, dialogo tra l’autore e Giorgio Mascitelli e Rosanna Guida, realizzato da Sergio La Chiusa.

 

NOTA  BIO-BIBLIOGRAFICA DELL’AUTORE:

Biagio Cepollaro  poeta e artista visivo, è nato a Napoli nel 1959 e vive a Milano.

 

Poesia: La trilogia De requie et natura costituita da Scribeide, pref.di R.Luperini, Manni Ed, 1993.; Luna persciente, pref. di G. Guglielmi, Mancosu Ed, 1993, Fabrica, pref. di Giuliano Mesa, Zona Ed., 2002 ; Versi Nuovi, con postfazione di Giuliano Mesa, è uscito nel 2004, presso Oedipus Ed.; Lavoro da fare (2002-2005), con la postfazione di Florinda Fusco è il nuovo libro di poesia, in e-book dal 2006, presso Poesia italiana E-book. E’ stato tra i promotori del Gruppo 93 e fondatore, con Mariano Baino e Lello Voce, della rivista Baldus. E’ intervenuto in readings e convegni internazionali di poesia e suoi testi sono stati inclusi e tradotti in diverse antologie: Poesia italiana della contraddizione,a cura di Cavallo-Lunetta. Newton-Compton, 1989;Poesia e realtà, a cura di G:Majorino, Tropea ed., 2000; Leggere variazioni di rotta, a cura di Liberinversi, Le voci della luna, 2008; The Promised Land, Italian Poetry after 1975 a cura di Luigi Ballerini e Paul Vangelisti, Sun &Moon Classics, Los Angeles,1999; Twentieth-Century, Italian Poetry, Toronto University of Toronto Press, 1993: Italian Poetry, 1950-1990, Dante University Press, Boston, 1996; Chijo no utagoe- Il coro temporaneo, a cura di A.Raos, ,trad. A Raos e Taro Okamoto, Ed. Schichoska, Tokyo,2001; Nouveaux poètes italiens, a cura di A. Raos, Action Poétique n° 177, settembre 2004. Su spartiti musicali di Giovanni Cospito ha eseguito suoi testi concertanti in performance per percussioni, soprano, voce, tape e live- electronic (Leonkart, Milano, 1996; Teatro Due di Parma, 1997). Con Nino Locatelli, ‘Variazioni da Fabrica, lettura- concerto, Fondazione Mudima, Milano,1997; con il sassofonista Louis Sclavis ha letto sue poesie a Procida, 2003. Ha inciso un suo testo all'interno di un brano musicale composto dal percussionista Filippo Monico, in Frammenti, Mitteleuropa Ensemble, Iktius, 1998.  Dal 2003 cura il sito www.cepollaro.it  e il blog Poesia da fare (www.cepollaro.splinder.com ). 

Arti visive: ha elaborato, tra l’altro, delle modalità di ibridizzazione tra tecnologie digitali e tecniche pittoriche più tradizionali. A tale attività sono dedicati il blog Cepollaroarte’s Weblog http://cepollaroarte.wordpress.com/ e il libro recente Nel fuoco della scrittura, La Camera verde, Roma,2008.  Nel fuoco della scrittura è anche il titolo delle se esposizioni a Roma ( La Camera verde, 2008) e a Napoli (Il filo di Partenope, 2009).



  Laboratorio delle Arti – Piazza Barozzieri 7/a, Piacenza – Tel. 0523-330057 – info@laboratoriodellearti.it
                http://www.laboratoriodellearti.eu/

 

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